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Una
discarica? No! Una stanza piena di
giornali, mucchi di carta ovunque.
Il sottofondo è un lontano
rumore di guerra.....è la realtà
o solo un telegiornale che continua
a trasmettere?
Improvvisamente, entra in scena un
personaggio, è vestito "normalmente",
con giacca e cravatta, ma in più
ha un elmetto e anfibi militari.
Pare quasi un soldato, il soldato
di tutte quelle piccole e quotidiane
battaglie, il rappresentante di tutti
i genitori che tornano stanchi la
sera e delle preoccupazioni che li
accompagnano.
Si accascia su una poltrona e inizia
a leggere un giornale quotidiano.
La sua lettura, però, viene
continuamente interrotta da qualcuno.
Chi è?
Perché continua a disturbare
l'unico momento di relax che il nostro
personaggio riesce a concedersi nel
corso della giornata?
E' un ipotetico figlio, un bambino
- pupazzo (formato da alcuni vestiti
"casualmente" sovrapposti) che interloquisce
con un papà stanco dopo una
giornata di lavoro, ponendo continue
domande e costringendolo a distrarsi
dal leggere il giornale per cercare
le sempre più difficili risposte.
"Perché mangiamo sempre la
minestrina? Quante dita ha lo struzzo?
Esiste Babbo Natale?
Qual è l'ultimo numero? Perché
gli alberi perdono i capelli d'inverno?
Cosa c'è dietro le stelle?"
E' un continuo rispondere a mille
quesiti, da quelli più elementari
a quelli attorno a cui ruota il mondo.
E' un continuo perdersi e poi riemergere
nelle proprie risposte, quasi a voler
tramandare tutto lo scibile a chi
è all'inizio di un cammino.
E' un cercare di comprendere i perché
infantili , di farli propri e di rispondere
con l'uso di esempi, sillogismi elementari
che rimandino all'universale.
In scena : un attore, una poltrona
e un mucchio di giornali.
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