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La
storia è apparentemente semplice.
Sei marionette Arlecchino, Colombina, pantalone,Florindo,
Rosaura e il Dottore sono appese nel retropalco
di un teatro, nell'attesa di andare in scena.
Tra di loro si scatena una discussione.
Il Dottore dice di aver lutto su un libro, scritto dagli
Uomini, che questi sostengono che le marionette non
si muovono da sole ma attraverso un filo.
Sono tutti sconcertati e furibondi.
Ma come osano?
"Vorrete mica dire ... " dice Florindo "
... che quando io ho liberato la Principessa sconfiggendo
le guardie ... non ero io che agivo ma un filo che mi
muoveva?"
Ognuno dice la propria tra il disappunto generale
Piuttosto, sostengono, sono gli uomini ad essere mossi
da fili che tengono in fondo al cuore.
" Ne ho visto uno ... " dice Pantalone "
... legato con un filo al suo lavoro. Pur di guadagnare
faceva qualsiasi cosa ... ".
" E io ... " dice Florindo " ... ne ho
visto uno legato a una treccia bionda che gli faceva
fare qualsiasi cosa... ".
Anche qui ognuno ha un aneddoto da raccontare.
O forse, come dice Colombina, c'è una doppia
verità: ognuno vede il filo degli altri e non
il proprio.
A partire da questa "scena" del Giacosa
abbiamo provato ad approfondire il tema del rapporto
tra i bambini e l'idea di libertà.
Chi sono i burattinai? I grandi? E cosa pensano i bambini
dei loro fili? E quali fili vedono legati alla loro
testa? E cosa significa cercare, anche da marionette,
la propria libertà? Rodari , a questo proposito,
aveva scritto una bellissima storia .....
Ne è venuto fuori Fili in libertà,
in cui nella riproposizione della "scena"
di Giacosa, riscritta in metrica e in un linguaggio
comprensibile ai bambini di oggi, si inseriscono elementi
della realtà bambina contemporanea, coi suoi
fili, le sue marionette e i suoi burattinai. e i suoi
burattinai.
E quando lo spettacolo, come prevedibile, ad un certo
punto dovrà cominciare, tutte le marionette
ma proprio tutte - dovranno andare in scena.
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